Frazioni S. Paolo Ripa Oglio, S. Lorenzo Guazzone, Vho
Prefisso telefonico 0375
Cap 26034
STORIA
Questo popoloso centro è posto nella pianura a nord di Casalmaggiore, sulla sponda destra dell’Oglio, a lato della statale n. 10 che da Cremona conduce a Mantova. Fu abitato già in età preistorica, come testimoniano ritrovamenti archeologici nella zona; nel neolitico le popolazioni primitive vivevano quasi sicuramente in capanne poste su alture e in villaggi lacustri nell’età del bronzo. L’etimologia di Piadena non è certa: secondo un’ipotesi piuttosto antica, il nome sarebbe dovuto all’esarca di Ravenna Giovanni Platina che nel 686 fondò qui il “castrum Platinae”. Secondo altri storici la nascita del centro deriverebbe invece da un insediamento etrusco. La denominazione di Vho sembra trarre origine dal termine latino “vadum”, cioè guado, poiché in quel punto era possibile attraversare l’Oglio. Abitato dai Romani, fu anche teatro degli scontri avvenuti nella vicina Calvatone nel 69 d.C.
La località appare nominata in un atto del 990 con cui il vescovo cremonese dona il castello al Monastero di S. Lorenzo in Cremona. Nel 1019 venne ceduta dal marchese di Toscana Bonifacio di Canossa ai vescovi cremonesi. Sconvolta per due secoli (XIII e XIV) dalle lotte fra guelfi e ghibellini, fu incendiata nel 1306 dai guelfi bresciani e mantovani. Occupata da Ludovico Gonzaga, nel 1348 fu ceduta ai Visconti che ne rafforzarono il sistema difensivo e che fecero erigere torrioni di guardia (le “torrazze di Salvaterra”) che ancora oggi spiccano sullo stemma civico. Nel XV sec. fu espugnata dai veneziani, ma ritornò ben presto al ducato di Milano. Fu feudo di parecchie famiglie, tra cui gli Oscasali di Cremona e gli Araldi. Nel XVII sec. venne saccheggiata durante la guerra che opponeva il conte di Modena agli spagnoli. Nel corso del XVIII e XIX Piadena condivise le sorti del resto del territorio lombardo dalla prima dominazione asburgica, all’avvento di Napoleone, alla costituzione del regno Lombardo-Veneto. Significativo fu il contributo dato dai piadenesi ai moti rivoluzionari del Risorgimento.
Tra diversi illustri personaggi, in particolare Piadena ha dato i natali al pittore cinquecentesco Altobello Ferrara, più noto come Altobello Melone, e all’umanista Bartolomeo Sacchi detto “Il Platina” (1421-1482), celebre autore di opere latine, precettore presso i Ganzaga a Mantova, ricoprì anche la carica di prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.
ECONOMIA
Grazie a vie di comunicazione ferroviarie e stradali rapide ed efficienti, Piadena non è rimasta legata soltanto alla sua tradizione agricola. Molto sviluppato è infatti il comparto industriale, in particolare quello alimentare, con un pastificio ed una latteria attiva dal 1902.
La sagra si tiene la seconda domenica di settembre.
EX CONVENTO DEI GIROLAMINI
Il seicentesco convento dei Girolamini ospita oggi in una metà la sede del Municipio e del museo archeologico "Platina" e nell’altra metà la sede della parrocchia di Piadena.
Fu con decreto del 24 maggio 1624 che il Vescovo Campori autorizzò la fondazione piadenese dei monaci eremitani di San Girolamo, aggregati al Monastero di San Sigismondo a Cremona. Nello stesso anno iniziarono i lavori per la costruzione del nuovo claustro a pianta quadrata che comportò la demolizione di parte dell’adiacente pieve. La fabbrica viene portata a termine nel 1626.
Alla soppressione del monastero, che avvenne nell’autunno del 1772 a seguito del decreto dell'imperatore d'Austria, il convento fu adibito a caserma e prigione; poi a Pretura ed in seguito ad uffici comunali. Dal 1774 ad oggi, quindi, l’intero complesso monastico rappresenta il fulcro della vita civile e religiosa di Piadena.
La struttura è perfettamente conservata, con la sola costruzione ottocentesca dello scalone a lato ovest per accedere agli uffici comunali del primo piano. Particolarmente suggestivi sono il chiostro interno, scandito da eleganti colonne di stile tuscanico sormontati da archi a tutto sesto ed un ampia sala voltata sotterranea adeguatamente recuperata ed adibita ad aula didattica del museo archeologico.
VILLA MAGIO-TRECCHI
Il palazzo è stato edificato negli ultimi decenni del secolo XVIII, come residenza estiva, presumibilmente dal marchese Giuseppe Antonio Maggi, discendente dell’illustre casato cremonese. L’edificio presenta una prestigiosa facciata neoclassica, decorata con una serie di busti di antenati impaludati alla romana entro nicchie, un timpano, pinnacoli piramidali sul fastigio ed un avamportico a tre fornici anteriori con terrazza, protettivo dell’ingresso.
Nell’interno, oltre a molte sale dai soffitti a volta finemente decorati con stucchi, notevole è il grande salone centrale fatto sontuosamente ornare nel 1793. L’ambiente completamente affrescato, è diviso in due piani da una finta balconata dipinta sulle pareti lunghe e reale sulle pareti brevi. Nella zona inferiore presenta una ricca decorazione a lesene e candelabre dai colori vivaci, nella zona superiore spicca la serie di armi, trofei, stemmi, bandiere e scudi, simboli ostentanti l’autorità dei Magio che vantavano origini romane. Nell’ampia volta, circondato da ricche decorazioni a stucco, si apre il grande riquadro raffigurante l’apoteosi della famiglia Magio e, in particolare evidenza, lo stemma della casata. Autori di tali decorazioni furono Felice Campi di Mantova e Giovanni Motta di Bozzolo.
Antistante la villa si stende un vasto parco giardino.
Nel 1841 dalla famiglia Magio la villa passò in proprietà alla famiglia Trecchi. Estintosi poi il ramo della nobile casata, la villa fu acquistata della Congregazione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli. Inizialmente la villa venne adibita a collegio femminile ed in seguito a Casa di Riposo per anziani.